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Nuove nubi sul futuro di Iter

Il Giappone potrebbe cambiare i termini della propria partecipazione al progetto, he causerebbe un rallentamento della costruzione del reattore nucleare a fusione.

Il programma per il reattore nucleare a fusione Iter sembra non avere pace. Dopo la difficile decisione per il sito in cui costruire l'impianto (alla fine è stata scelta Cadarache in Francia), resta ancora da capire se il Giappone, l'altro paese in lizza per ospitare il reattore, parteciperà al progetto a pieno titolo.

Secondo gli accordi stabiliti tra Unione Europea e Giappone, il sito giapponese di Rokkasho dovrebbe ospitare un centro chiamato International Fusion Materials Irradiation Facility che avrebbe il compito di sperimentare i materiali da usare nel reattore principale. In particolare, acciaio e altri materiali saranno bombardati con piogge di neutroni per capire se potranno resistere nell'ambiente del reattore.

Questa sorta di premio di consolazione al Giappone però non sembra essere sufficiente. Tokyo dovrebbe decidere nei prossimi mesi se costruire o meno il centro di irradiazione e un eventuale scelta negativa potrebbe ritardare di anni il progetto Iter.

Secondo le stime, infatti, se Iter e centro di irradiazione verranno costruiti contemporaneamente, la prima energia elettrica prodotta dal reattore si avrà nel 2031 e i possibili usi commerciali nel 2048. Ma se questo programma non verrà rispettato i ritardi potrebbero essere molto lunghi. Un altro problema è rappresentato dagli Stati Uniti. Washington non ha infatti ancora deciso se partecipare pienamente al progetto e visto che lo finanzia con circa un miliardo e duecento milioni di dollari, la sua uscita potrebbe rallentarlo ulteriormente. La decisione americana è attesa prima della firma dell'accordo definitivo per Iter, accordo previsto il prossimo anno.

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