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Sedna

Che fine ha fatto Sedna va in onda ogni venerdi alle 8.35 sulle frequenze di Radio Fragola di Trieste. Se vuoi ascoltare tutta la puntata schiaccia sul play qui sotto, altrimenti puoi ascoltare solo le interviste cliccando sui nomi accompagnati dal megafonino che compaiono nel testo.

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28 marzo 2008

Il focus di Sedna

Teatro, letteratura, musica e follia

Marco cavallo È il 1973: un cavallo azzurro si lancia contro i cancelli dell’allora manicomio di San Giovanni, a Trieste, e li spalanca. “Il muro, il primo muro era saltato”. Così inizia la liberazione dei matti e quel processo che trent’anni fa porterà prima all’approvazione della legge 180 e poi alla definitiva chiusura del manicomio.

Marco Cavallo nasce nel laboratorio d’arte che nel 1972 Franco Basaglia fonda all’interno dell’ospedale, chiamando suo fratello Vittorio, scultore, e il commediografo Giuliano Scabia. Artisti e degenti collaborano gomito a gomito. Nascono quadri, illustrazioni, sculture, e opere teatrali come il celebre “teatro vagante”, il cantastorie che irrompe nei rioni di Trieste e porta per la prima volta a contatto i matti e la città. Oggi come allora l’arte è uno strumento potente per comunicare la salute mentale.

Sedna ne parla con Pino Roveredo, vincitore del premio Campiello 2005 con il libro “Mandami a dire”, dove nel racconto che dà il titolo al volume il protagonista, un ex-internato in manicomio, scrive lettere d'amore in cui il ricordo dell'elettroshock si accompagna a quello del dono di un fiore bianco.

E proprio “Ti regalerò una rosa” è il titolo della canzone con cui l'anno scorso Simone Cristicchi ha vinto il Festival di Sanremo, un manifesto contro i manicomi. Ai microfoni di Sedna Simone racconta il suo impegno con lo spettacolo “Centro di Igiene Mentale”.

Il mondo intorno a me è immobile. E io per protesta dondolo sul busto

Simone cristicchi

2 minuti d'autore

Citizen gay

Famiglie, diritti negati e salute mentale di Vittorio Lingiardi (Il Saggiatore, 2007)

Citizen gayE' la voce di uno psichiatra, docente presso la Facoltà di Psicologia dell’Università “La Sapienza” di Roma, quella di Vittorio Lingiardi che, con il suo saggio, si inserisce nel dibattito relativo al riconoscimento giuridico delle unioni tra persone dello stesso sesso. Un dibattito, particolarmente acceso tra la fine del 2006 e l'inizio del 2007,  in cui però è mancata una lucida riflessione sul rapporto tra omosessualità e cittadinanza. E in Italia la dimensione affettiva di milioni di persone è tuttora sacrificata. La mancanza di un riconoscimento sociale e di una legge che ne salvaguardi il valore e la cittadinanza genera infatti umiliazione, stress, disagio in milioni di gay e lesbiche, paura e odio nei loro confronti. Per questo è necessario un pensiero collettivo capace di sostenere e comprendere una trasformazione antropologica, una società che cambia. Capace di vincere l'omofobia, quell'attitudine negativa (che va dalla paura, alla diffidenza, fino all'ostilità se non addirittura all'odio sociale) nei confronti delle persone omosessuali.


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