Ercolano e Pompei

Sono due antiche città ai piedi del Vesuvio che sono state distrutte dall’eruzione del 79 d.C., e conservate sotto la lava, la cenere e il fango di eruzioni successive.

L’eruzione e l’evacuazione degli abitanti di Pompei sono state descritte da Plinio il Giovane in due lettere che raccontano tutti i dettagli. Rimane ancora l’incertezza della data. Inizialmente, infatti, si pensava che l’eruzione fosse avvenuta il 24 agosto; oggi questa ipotesi sembra essere smentita da alcuni ritrovamenti, tra cui dell’uva perfettamente conservata, che farebbero pensare che l’eruzione sia avvenuta in autunno. Sta di fatto che comunque è avvenuta, mese più mese meno, ed è avvenuta esattamente come ce l’ha raccontata Plinio.

Ercolano
Ercolano
(foto: Simona Cerrato)

Inizialmente il Vesuvio eruttò una gran massa di cenere, pomici e fumo che raggiunse l’altezza di 14 chilometri, più di dieci volte il Vesuvio stesso, e poi salì fino a 32 chilometri!Pompei fu ricoperta di cenere, come una specie di neve grigiastra e leggera, e la maggior parte degli abitanti ebbe il tempo di radunare le proprie cose e andarsene. Mentre scappava la gente si proteggeva la testa e la schiena con dei cuscini, per evitare di essere colpiti dalle pomici. Poi ci fu l’emissione di una nube ardente, che gli scienziati chiamano flusso piroclastico, dalla quale i pochi rimasti non ebbero il tempo di scappare, e rimasero bloccati per sempre sotto la lava. Un flusso piroclastico è una nube di gas e particelle vulcaniche incandescenti che corre lungo le pendici del vulcano ad alta velocità: può raggiungere i 50 chilometri all’ora! Nell’eruzione del 79 d.C., la nube che si formò dopo la prima pioggia di cenere produsse un deposito sottile di alcuni millimetri. Infine il vulcano riprese la sua pioggia di cenere che seppellì le cose e le persone rimaste tra i depositi di caduta di cenere prima e dopo il flusso piroclastico. Alla fine, con la nuova ondata di materiale espulso, Pompei fu ricoperta di 7 metri di cenere e pomici. E così è rimasta conservata intatta, con le ville, i mosaici, il foro, un anfiteatro, il cibo e gli oggetti di vita quotidiana… fino a che gli archeologi l’hanno scoperta.

Al tempo dell’eruzione Ercolano era una città abbastanza grande di circa 4000 abitanti. Oggi è visibile a cielo aperto solo una piccola porzione, e molti importanti edifici sono inaccessibili. Anche Ercolano fu colpita da un flusso piroclastico, e poi sommersa da un fiume di fango che si è solidificato sulla città, sigillando tutto sotto uno strato alto circa 16 metri. In questo modo molte cose sono state conservate perfettamente: vegetali, stoffe, arredi e parti di travi di legno, addirittura una barca, ma anche e soprattutto i piani superiori degli edifici. E con essi un’idea precisa dei volumi e delle tecniche di costruzione.

Oggi Ercolano e Pompei possono essere visitate: si ha l’impressione di essere proprio al tempo degli antichi romani.