Il profumo delle erbe selvatiche

Oggi la nostra meta è Dachnovo, a circa due ore da Simferopoli. La capitale è circondata da una campagna coltivata, piatta, interrotta da rilievi, a volte anche solo delle strisce di roccia calcarea, su cui spiccano cespugli di scotano rosso cupo. Assomiglia al Carso triestino, ma la campagna intorno è molto più ampia. Oltre, il paesaggio diventa più mosso, la strada si inoltra in mezzo a una zona collinosa, con fitti boschi di pino nero, roverelle e frassini. I colori sono quelli caldi e intensi dell’autunno. La strada abbastanza in ordine.

Arriviamo a Dachnovo, vicino a Sudak, che è una località abbastanza turistica sebbene non sia vicina al mare. L’attrazione sono probabilmente le passeggiate nei boschi e le arrampicate sulla Montagna della Rana, chiamata così per la sua forma: un picco di roccia che si erge improvviso sopra i boschi al margine del paese.

Anche oggi siamo ospiti di una scuola. È bianca e rosa, molto luminosa. Il pavimento del corridoio è un po’ sottosopra, si vede che è un paese povero, ma si vede anche che ci mettono una grande cura nel tenerla il meglio possibile. Anche da noi le scuole hanno a volte il pavimento dissestato, ma noi non siamo un paese povero e il dissesto delle nostre scuole è sintomatico della trascuratezza in cui versa l’istruzione e, più in generale, l’Italia.

L’aula dove ci ospitano è un piccolo mseo naturalistico, con bacheche contenenti campioni di piante locali e animali. Sulle pareti sono dipinte scene della storia della vita sulla Terra: dinosauri, mammuth, foreste, uomini primitivi e in un angolo una bellissima cavalletta. Ritratti di scienziati famosi sono appesi vicino alle finestre, con l’immancabile Charles Darwin.

Un’insegnante convinta e preparata ci racconta il progetto di questa scuola: hanno cominciato anni fa a lavorare con le famiglie e i ragazzi sull’alimentazione sana. I genitori erano preoccupati per l’alimentazione dei loro bambini mentre i bambini erano dei grandi fan del cibo spazzatura, patatine e coca cola prime fra tutte. Allora insieme a Slow Food hanno cominciato un progetto sul cibo buono e sano. Ce lo racconta Ozman, un ragazzo di 10-11 anni, allievo della scuola, che malgrado la gamba ingessata fa la sua presentazione in piedi dietro il computer. Si vede che è molto emozionato. Racconta che oggi partecipano tutti a questo grande progetto in cui si studiano i cibi dal punto di vista organolettico e chimico, si fanno esperimenti in laboratorio sulla composizione dei cibi buoni e cattivi, si va nei boschi a raccogliere erbe selvatiche che poi si coltivano anche nell’orto della scuola. Le erbe vengono poi utilizzate per la mensa della scuola, perché, dice Ozman convinto, non basta aggiungere sale affinché un cibo abbia un buon sapore. Bisogna conoscere e usare in modo appropriato le erbe che crescono nei nostri boschi e nel nostro orto. Le erbe dell’orto vengono usate anche per preparare bevande e tisane; hanno constatato che negli ultimi tre anni il numero di raffreddori invernali è diminuito del 50%. Il sindaco dà una mano comprando i semi per l’orto.

Hanno fatto anche un lavoro sull’olfatto: i gusti sono infatti collegati ai profumi e il profumo non si dimentica e ci fa ricordare un’esperienza piacevole. Hanno svolto anche delle attività per affinare e allenare le capacità olfattive.

“Oggi noi usiamo le piante aromatiche per sostituire gli aromi artificiali nel cibo,” conclude Ozman che conosce il nome e le proprietà di decine e decine di erbe aromatiche e ci presenta come esempio un bel piatto di pilav (riso con carne e verdure): per prepararlo hanno utilizzato dieci aromi diversi. Questa pietanza è abbastanza pesante e gli aromi, oltre a darle un gusto incantevole, aiutano anche a digerirla meglio.

Dopo la serie di campionamenti che si svolgono con la collaborazione di tutte le insegnanti, visitiamo la scuola con i vari Kabinet, Matematiskij Kabinet, Ukrainskij Kabinet ecc., la palestra e l’orto dove in primavera e in estate crescono le erbe aromatiche di cui ci ha raccontato Ozman. Oggi rimangono solo rosmarino e poco altro, il resto è stato fatto essiccare e conservato in sacchi di stoffa bianca e verrà utilizzato durante tutto l’inverno.

Il pranzo, un po’ tardivo, ce lo offre Lidia, la proprietaria nonché cuoca del ristorante Del Cacciatore, poco distante da Dachnovo. Lei è una cuoca Slow Food e partecipa anche al progetto della scuola, anzi ne è una delle iniziatrici. Il pranzo, non c’è bisogno di dirlo, è buonissimo: dai cavoli marinati con aglio e carote, a pomodori definiti “i più buoni del mondo” da tutti i commensali, carni di maiale, coniglio, nutria e anatra, fegato di coniglio. Il tutto accompagnato da vino locale: cabernet, pino grigio e saperavi, un vino prodotto con un vitigno georgiano. Per finire, uva coltivata nelle colline locali, pane e miele e una tisana con le erbe raccolte da Lidia.

Sulla via del ritorno ci fermiamo per ammirare il paesaggio e per qualche fotografia. Evgenij, l’autista, è molto responsabile: non ha bevuto nemmeno una goccia di vino e guida in modo ragionevole…

Testo e foto: Simona Cerrato

1 commento

paolo8/10/2011 alle 21:46

beh il menu non è poi male!!!! Dopo tanto plov e montone….beati voi che potete assaporare una cucina varia e ricca

Paolo

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