AVVENTURA AVVENTURA

Non immaginatevi granché. Però oggi una piccola avventura l’abbiamo vissuta. Nel pomeriggio (vi racconterò dopo che cosa abbiamo fatto la mattina) siamo andati a esplorare il Bosque Darwin. Si trova a 23 chilometri da Uspallata su una strada cosiddetta natural, cioè sterrata. Molto sterrata. A un certo punto poi la sterrata scompare e si trasforma nel letto di un fiume. Normalmente non è così, ma questa notte ha piovuto e sulle montagne oltre i 3000 ha anche nevicato… e il fiume si è gonfiato fino a portare via la strada natural. Per proseguire ci vorrebbe un fuoristrada 4X4. Con il nostro furgone non ce la possiamo fare.

Che si fa? Dobbiamo rinunciare a questa fondamentale tappa del viaggio? Ci chiediamo a che punto siamo… quasi arrivati o ci vogliono ancora 400 quadras? Non sappiamo. Chiediamo alle non poche macchine che passano, ma le loro informazioni non sono affidabili, nessuno conosce il Bosque Darwin. Finalmente arriva una cammionetta del personale della miniera che c’è qui vicino… Ci dicono che mancano meno di 2 chilometri. Chiedo conferma: non vorrei che si trasformassero in venti. Ce l’assicurano. Non più di due, è dietro quella curva.

Allora decidiamo di proseguire. Dobbiamo camminare? Si stupiscono alcuni… forse non abituati ad andare in montagna. Sì, dobbiamo camminare ma non è lontano. Intanto il cielo si sta coprendo e speriamo che non inizi anche a piovere. Prendiamo le provviste che abbiamo a bordo, biscotti di vario genere e acqua, e ci incamminiamo.

Per strada ci si ferma a cercare rocce speciali, a guardare i cactus che crescono sui pendii sabbiosi, ad ammirare il paesaggio veramente selvaggio. Era già così quando nel marzo 1835 Darwin passò da queste parti arrivando dal Cile, ormai quasi alla fine del suo lungo viaggio al rededor del mundo.

Arriviamo in 25 minuti alla meta. Evidentemente questa volta le lunghezze si sono contratte e non dilatate come le altre volte. Benissimo. Siamo qui. C’è anche una targa che commemora i duecento anni della nascita di Darwin e della pubblicazione del suo libro L’origine delle specie, messa nel 2009 dall’Università di Mendoza. Questo è uno dei posti chiave del percorso di Darwin. Perché, scopre Darwim, la foresta in cima alla montagna ha una storia complicata. Inizialmente cresceva effettivamente sulle montagne. Poi finì in fondo al mare (infatti si trovano anche conchiglie fossili da queste parti) per ritornare ancora una volta in montagna. La Terra si muove, si convince Darwin, si muove tantissimo. E questa era una novità per quei tempi, si iniziava appena a capire la struttura e la storia del pianeta. Nel suo diario scrive: “Il geologo deve ogni giorno piantarsi per forza nella mente, che nulla, neppure il vento che soffia, è tanto instabile come il livello della crosta di questa Terra.”

Gli alberi ci sono. Pochi perché rimaniamo ai margini del bosco. Di quello che era un bosco perché oggi non è altro che una specie di deserto. Il bosco antico è stato sommerso da un flusso piroclastico di un vulcano che ha coperto tutto di cenere e conservato la vegetazione sottostante. Era una foresta di conifere con un sottobosco di felci. Scorreva un fiume ampio e lento e vivevano grandi animali.

Tornando indietro incontriamo il prode Luis, l’autista del pullmino, che non vedendoci arrivare ha pensato di venire a salvarci. Ha guadato il fiume e si è inerpicato su per i sassi per darci un passaggio. Siamo quindi tornati sani e salvi a Uspallata con la missione compiuta.

La mattina ci siamo inoltrati nella valle che porta in Cile, per fermarci a studiare il Puente del Inca. Una formazione geologica straordinaria. Anche Darwin venne qui e lo vide, portato dalla gente del posto che pensava che fosse stato costruito dagli Inca, da cui il nome che ancora oggi porta. Invece è una struttura naturale, piuttosto imponente. È tutta ricoperta di giallo dello zolfo che s’infiltra con un processo che si chiama biomineralizzazione. Darwin comprese correttamente che l’origine del ponte di roccia è legata alla presenza passata di una lingua di ghiaccio e neve di valanghe sulla quale si era accumulato detrito di frana poi cementato dalle vicine sorgenti termali. Lo scioglimento del ghiaccio sottostante aveva portato alla formazione di un ponte sospeso di ghiaia e blocchi cementati.

Siamo nel Parco Naturale dell’Aconcagua (che si intravede tra le nuvole) e i guardiaparche stanno cercando di preservare il ponte nel modo migliore possibile. Hanno interdetto l’accesso ai turisti che altrimenti l’avrebbero fatto crollare molto rapidamente, essendo una struttura fragile, e stanno ora cercando una soluzione per sostenere in qualche modo l’azione naturale incrementando la biomineralizzazione. Stanno anche allestendo un percorso di visita con bellissimi pannelli in legno intagliato a mano che raccontano la storia di Darwin e del ponte.

Il giallo e l’arancio del ponte si stagliano contro le montagne rosa, rosse e nere della valle. Una valle ampia anche centinaia di metri, come da noi non ce ne sono. Ma, anche se così ampia, si ha comunque lo stesso la sensazione di essere avvolti dalle montagne. Montagne che essendo formate da detriti compattati danno origine a creste, strati di diversi colori, fratture e meandri impressionanti e bellissimi che raccontano la storia di questi luoghi come le pagine di un libro.

4 thoughts on “AVVENTURA AVVENTURA

  1. Ho visto le foto del ponte sul web; incredibili i colori, bellissimo! E anche il racconto di oggi, della vostra avventura, è molto avvincente.

  2. Bravissimi!! Mica si fa tutto col pulmino. Sempre ci sono i piedi che ci portano avanti!! Avete fatto come i veri!!! Complimenti!! Poi, el puente del inca meritava lo soforzo, no?

  3. Come va con l’altitudine? non pensavamo foste così in alto, l’ambiente arso che vediamo nei video ci ha imbrogliato. Come Roberto abbiamo curiosato sul web per vedere le zone di cui parlate nelle descrizioni. Un grosso saluto a tutte le befane della combriccola…

  4. Siamo tutti qui, incantati davanti allo schermo a vedere le vostre prodezze. Vi invidiamo un sacco. Divertitevi anche per noi. Tanti saluti anche da nonna seduta qui vicino a me.

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