Voci, suoni e musica dalla fiera della conoscenza, delle idee e dell'innovazione
- di Ilenia Picardi, Simona Regina (16/02/2008)
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Europedia è un allestimento itinerante, una mostra che non si presenta conclusa già alla sua inaugurazione, ma aperta ai contributi di chi la attraversa. Nel salone delle Culture della fiera, Carlo Infante ci racconta come, attraverso la tecnologia di rappresentazione chiamata teatro, è possibile mettere in relazione il corpo con lo spazio. Così, grazie anche ai nuovi media, è possibile costruire spazi di condivisione sociale e realizzare palestre di cittadinanza creativa.
- di Simona Regina, Ilenia Picardi (16/02/2008)
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Andrea Pezzi ha moderato questa mattina (venerdì 16 febbraio) l’interessante tavola rotonda dedicata alle frontiere dell’innovazione.
Ma che cos’è per lui l’innovazione? Il processo che l’individuo compie all’interno di se stesso per trovare piaceri sempre più evoluti. Insomma, l’innovazione è profondamente legata all’animo umano.
- di Federica Sgorbissa (16/02/2008)
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Cosa succede se mettiamo insieme un padre imprenditore nel settore della tappezzeria e un figlio con il pallino delle organizzazioni umanitarie? La “Lifestraw" è una cannuccia che rende potabile anche l’acqua più inquinata, ed è stata ideata dai Vestergaard, una famiglia danese. Secondo Susanne Justesen,ideatrice del network Innoversity e ricercatrice dell’Università di Copenhagen, solo in presenza della diversità e solo in condizioni favorevoli si verifica l’innovazione. Justesen, che proviene dall’area degli studi sull’interculturalità, ha deciso di concentrare le proprie ricerche sulle persone piuttosto che sui processi, e racconta ai nostri microfoni che “una ricetta per l’innovazione non c’è, però esiste quella per capire se un progetto innovativo fallirà”.
- di Federica Sgorbissa (16/02/2008)
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Perdere entrambe le gambe o un braccio non è la fine della vita. Anzi può diventare un momento di riflessione profonda che porta a un processo creativo del quale può beneficiare l’intero genere umano. Hugh Herr, direttore del Biomechatronics Group del MIT Media Lab, al MIT di Boston, studia e progetta arti prostetici, protesi elettroniche che sostituiscono parti del corpo di individui che hanno subito amputazioni severe. “L’unico limite dell’essere umano è quello della sua immaginazione”, spiega ai nostri microfoni lo scienziato americano appassionato arrampicatore, nonostante - o forse grazie - alle sue due protesi meccatroniche, anche se tutto deve essere fatto in accordo e non contro la natura. Herr spera che le innovazioni che nascono nel suo laboratorio possano un giorno essere disponibili anche nei paesi più poveri, e crede che questo obiettivo possa essere raggiunto solo attraverso una politica di diffusione open-source della conoscenza.





